Un uomo è morto durante un’operazione di contrasto allo spaccio avvenuta nei giorni scorsi in via Impastato, nell’area di Rogoredo, a Milano. Secondo le prime ricostruzioni, durante un controllo un agente delle forze dell’ordine si sarebbe trovato di fronte a una minaccia armata, reagendo per difendere la propria incolumità e quella dei cittadini presenti. L’uomo colpito è deceduto. Come previsto dalla prassi giudiziaria, l’agente è stato iscritto nel registro degli indagati, un atto formale che ha però acceso un forte dibattito politico e istituzionale sul tema della tutela delle forze dell’ordine impegnate in operazioni ad alto rischio. Sull’accaduto è intervenuto il sindaco di San Giuliano Milanese, Marco Segala, che ha espresso una posizione netta a sostegno dell’operato delle forze dell’ordine:

«Chi difende la legalità va tutelato, non processato – dichiara Segala – quanto accaduto a Rogoredo impone una presa di posizione politica chiara: un agente, durante un’operazione antidroga, si è trovato di fronte a una minaccia armata e ha reagito per difendere la propria vita e quella dei cittadini. La morte di una persona è sempre un fatto grave, ma il contesto di criminalità e illegalità non può essere ignorato. Indagare un agente per omicidio volontario in una situazione di pericolo estremo è un segnale profondamente sbagliato: formalmente previsto dalla legge, ma politicamente un cortocircuito. Per questo sostengo lo scudo penale per le forze dell’ordine: chi opera per lo Stato deve essere tutelato, non messo sotto accusa. Le donne e gli uomini in divisa non possono lavorare con una pistola davanti e il codice penale alle spalle. Piena solidarietà all’agente coinvolto e a tutte le forze dell’ordine: stare dalla parte dello Stato significa stare dalla parte di chi lo difende».
Eleonora Marino

